Monte Isola e l’arte di tessere le reti.

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Hai mai sentito parlare di Monte Isola, la grande isola al centro del lago d’Iseo?

Pochi anni fa l’avrai, probabilmente, vista in televisione, quando un pontile galleggiante – The Floating Piers degli artisti Christo e Jean-Claude – per soli 15 giorni l’ha collegata alla terraferma.

Oggi, però, non ti vogliamo parlare di arte contemporanea. Preferiamo farti scoprire un’antica tradizione di Monte Isola: l’arte di tessere reti.

Un’arte che affonda le sue radici nella preistoria quando le reti erano fondamentali per la caccia e per la pesca. Se sei interessato ad approfondire questo argomento, visita il Parco Nazionale delle incisioni rupestri di Naquane, a Capo di Ponte, a pochi chilometri dal lago: sulle rocce n. 1 e 50 potrai ammirare entrambe le attività, istoriate migliaia di anni fa.

Di origine antica anche lo strumento principe per tessere la rete – l’ago – che si è mantenuto sostanzialmente inalterato nel corso dei millenni.

Le reti nella storia.

Quando ha avuto origine a Monte Isola questa antica forma artigianale? Difficile stabilirlo con precisione.

Se hai già visitato la località non ti saranno sfuggiti due particolari:

  • la conformazione prevalentemente rocciosa dell’isola;
  • la profondità delle acque che la circondano.
Le reti di Montisola: il tratto in battello per raggiungere l'isola

Il tratto in battello per raggiungere Monte Isola o Montisola che dir si voglia.

Da un lato, appare assai probabile che la pesca abbia costituito per secoli la principale fonte di sostentamento degli abitanti. Dall’altro, difficilmente essa poteva essere effettuata a mani nude in fondali così profondi.  Uno sviluppo precoce dell’abilità di fare reti è pertanto piuttosto plausibile.

Uno degli aspetti più interessanti di questa tradizione è legato alla loro realizzazione: artefici degli intrecci erano le donne, le cui abili mani annodavano sapientemente i fili sino a ottenere reti di forma e dimensioni varie a seconda dell’uso a cui erano destinate.

Si tratta di uno dei pochi casi nella storia italiana in cui mettere al mondo una figlia femmina era considerata una benedizione. Sin da piccole le bambine imparavano l’arte di annodare le reti. Un sapere trasmesso da madre in figlia per generazioni.

Tipicamente maschile era, invece, la pesca, importante fonte di sostentamento degli abitanti dell’isola, così intimamente legata alla produzione delle reti.

Si pensa che già in epoca romana alcune retaie fossero attive nell’isola. Per avere una testimonianza scritta, dobbiamo attendere il IX e il X secolo in cui il potente monastero bresciano di Santa Giulia annoverava tra i possedimenti alcune riserve di pesca sul lago e menzionava la presenza a Monte Isola di retaie al servizio delle monache benedettine.

Durante il Rinascimento grandi e invisibili reti in seta – usate per la caccia – vennero prodotte nei laboratori montisolani. Pare che lo stesso Nicolò Macchiavelli le comprasse proprio qui.

Nel corso del Settecento la richiesta di reti per caccia e pesca assunse proporzioni tali da favorire la nascita delle prime, piccole, industrie. Tra gli acquirenti anche i papi dell’epoca. Oltre a produrre reti, i laboratori locali le riparavano a fine stagione.

Nel 1750 il reddito derivante da fabbricazione e riparazione delle reti superò quello della pesca. Vennero aperti negozi e retifici a Brescia, Bergamo, Verona, Vicenza e Genova.

Con la rivoluzione industriale i retifici di Monte Isola adottarono i primi macchinari, mantenendo la prevalenza femminile tra gli operai. Le reti vennero spedite non solo in tutta Italia ma anche all’estero.

Il Novecento.

All’inizio del Novecento approdò per la prima volta a Monte Isola un battello, dando nuovo impulso alla produzione.

Il battello collegò così l’isola con Iseo, sede di un importante mercato e di filande che, accanto a quelle nate nel corso dei secoli nella vicina Sulzano, assicuravano la materia prima – il filo – alle ditte.

Filo di seta, lino, canapa, cotone e refe

La bachicoltura per rifornire di seta le filande divenne fiorente tanto che, nel 1924, la provincia di Brescia era seconda solo a Milano per estensione di gelseti.

I gelsi crescevano non solo in pianura e sul lago ma anche in Valle Camonicacaso unico per estensione e produzione tra le vallate bresciane.

Non è strana quindi la presenza, sino a pochi anni fa, di due gelsi sul terreno che circonda il nostro B&B.

Un’altra caratteristica della lavorazione delle reti era la dimensione corale: non si lavorava solo nelle fabbriche e in casa ma anche, e soprattutto, nelle strade e nelle piazze.

Monte Isola e le reti

Foto tratta dal libro “Quel lungo filo che avvolge il lago d’Iseo. La storia della rete ieri e oggi” di Rosarita Colosio e Fiorello Turla

Lavorare all’aperto, come testimoniano numerose fotografie d’epoca, permetteva di svolgere al meglio il lavoro, tanto ampi erano gli spazi necessari.

Durante la Seconda Guerra Mondiale i retifici montisolani si convertirono alla produzione di reti mimetiche, ideali per nascondere postazioni, carri armati e trincee.

Nel secondo dopoguerra la produzione aumentò ulteriormente: i grandi pescherecci dovevano acquistare nuova attrezzatura dopo gli anni di blocco forzato.

In anni più recenti, tra il 1980 e il 1990, il settore entrò in una crisi profonda:

  • la concorrenza asiatica immise sul mercato prodotti dai prezzi nettamente inferiori;
  • la collocazione delle aziende nei centri storici dell’isola si tramutò in uno svantaggio.

Le aziende faticarono a espandersi o a ristrutturarsi, il trasporto di materie prime e prodotti finali divenne costoso e poco agevole. Inoltre la sempre più spinta meccanizzazione dei processi produttivi portò a una netta diminuzione del numero di addette al settore.

Alcuni retifici si trasferirono sulla terraferma, molti altri chiusero.

Monte Isola e le reti oggi.

A questo punto ti starai probabilmente chiedendo cosa resta a Monte Isola di quest’attività tradizionale.

Oggi alcuni piccoli artigiani proseguono l’attività di famiglia, rifinendo e confezionando a mano pezzi di rete prodotti dai pochi retifici rimasti.

Retifici che sfidano la concorrenza agguerrita, specializzandosi e puntando su prodotti, tecniche e filati innovativi, sfruttando abilità e conoscenze maturate nel corso dei secoli.

Reti da pesca a doppio nodo per acque interne dai fili sottilissimi, reti rifinite a mano più adatte alla pesca in mare, reti di protezione per i cantieri edili, barriere protettive per piste da sci e reti per il calcio – tra cui quelle della Serie A e della Champions – ma anche quelle per il tennis, il basket, il ping pong e la pallamano…

Sull’isola – o online – potrai trovare molti oggetti utili legati al sapere artigiano di cui ti abbiamo parlato in questa puntata: borse, zaini, poltrone pensili e amache. Amache come quella che mettiamo a disposizione degli ospiti della camera Lavanda.

Per prenotare il soggiorno al nostro B&B, compila il modulo sottostante: otterrai disponibilità e prezzi in tempo reale!

Ti aspettiamo!

Barbara e Luca

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