Sentiero  Numero 1 – Alta Via dell’Adamello, per escursionisti esperti: prima tappa, da Bazena al rifugio Maria e Franco, 13 agosto 2016.

Una sessantina di chilometri da Bazena al rifugio Garibaldi e poi a Malga Caldea, in 4 giorni, tra i 2.000 e i 2.900 metri.

La guida del Sentiero Numero 1 parla chiaro: EE, escursionisti esperti. Non siamo frequentatori assidui della montagna, il nostro allenamento è dovuto più che altro alla bicicletta e, per Matteo, anche all’arrampicata. Pensavamo che questa preparazione ci consentisse comunque di percorrere l’itinerario in soli tre giorni – al posto delle cinque tappe suggerite dalla guida -, con zaini da 10 kg sulle spalle: ci sbagliavamo!

Partiamo alle 8.00 da Bazena, a mezz’ora di macchina dal B&B L’orto di BaLù: il tempo è ottimo. Dopo una sosta al lago della Vacca, una scomoda salita su pietroni di granito ci porta al passo del Blumone. Qui il cartello indica 4 ore e 15 per il rifugio Maria e Franco, ma risulterà “sottostimato”. Dal Blumone percorriamo una discesa difficoltosa su pietraia e, dopo circa 1 ora, riprendiamo un sentiero più agevole per mulattiera militare della Grande Guerra fino al passo del Termine. Qui, complice una segnaletica poco chiara, commettiamo l’errore di scendere fino al passo – a dispetto di quanto indicato dalla guida –  distratti anche dal desiderio di visitare i poderosi manufatti militari ivi presenti. Mangiamo, ci rendiamo conto della “svista” e risaliamo verso il n. 1: abbiamo perso almeno 50 minuti!

Come recita la guida “un paesaggio quasi spettrale”, risultato degli sconvolgimenti tettonici di trenta milioni di anni fa, ci accompagna lungo il tragitto e, per un paio d’ore, non incontreremo anima viva. Per via anche dell’assenza di una segnaletica che indichi la tempistica per la Bocchetta Brescia, scambiamo il passo della Rossola per quest’ultima: nulla da fare, ci attende ancora una camminata di più di un’ora attraverso la conca del Gellino.

Siamo provati fisicamente, ma soprattutto psicologicamente, perché non riusciamo a vedere il punto esatto dove dobbiamo valicare e neanche a capire come farlo: la Bocchetta Brescia è infatti completamente avvolta dalle nubi! Ma, come impareremo nei giorni successivi, la montagna è anche questo: sei solo con te stesso, in una sorta di “esercizio spirituale” in cui devi imparare a gestire la mente, e quindi le tue paure, e ad affidarti all’istinto.

L’“impegnativa salita” si rivela per noi un’arrampicata quasi verticale – in certi tratti di livello 1 -, sia pur con l’ausilio di catene e scale, dove non è permesso farsi sbilanciare dallo zaino. E’ un assaggio di quello che sarà un modo di procedere costante “verso” e “dai” vari passi distribuiti lungo il Sentiero n.1.

Arriviamo finalmente al rifugio Maria e Franco verso le 20,00, dopo circa 12 ore di escursione: il rifugio sembra mimetizzarsi completamente nello straordinario contesto del passo Dernal.

La struttura è piena di escursionisti che stanno terminando la cena: eravamo gli unici a mancare all’appello! E’ il rifugio più “spartano” dell’Alta Via e ci duole la mancanza del conforto di una doccia calda. Tuttavia, confrontandoci con i gestori e con un paio di escursionisti appuriamo che, effettivamente, la prima tappa può risultare la più noiosa a causa della sensazione di non arrivare mai, e maturiamo anche la decisione di spezzare la terza tappa in due, altrimenti, vista la nostra preparazione, dal rifugio Prudenzini al rifugio Garibaldi avremmo dovuto scarpinare per almeno 15 ore! Siamo un po’ impensieriti, ma ci viene detto di non preoccuparci, in quanto le gambe, superato il primo “rodaggio”, proseguiranno più sciolte dall’indomani: e così infatti sarà.

Luca Parri

P.S. Scopri le altre tappe del Sentiero N. 1 Alta Via dell’Adamello:

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