La serata di Carlo Petrini in Valle Camonica “Lavoro, comunità, ambiente: favorire buone pratiche della comunità delle persone”.

Martedì 17 aprile 2018 alle ore 18:30, presso il Palazzo della Cultura di Breno, avrà luogo l’incontro con Carlo (meglio noto come Carlin) Petrini, fondatore di Slow Food.

Durante la serata interverranno Oliviero Valzelli, Presidente della Comunità Montana di Valle Camonica, e Simona Ferrarini, Assessore alla Cultura dello stesso ente. Pierangelo Milesi, Presidente Acli Provinciali di Brescia, fungerà da moderatore.

Carlo Petrini fondò negli anni ’80 Arcigola, divenuta nel 1989 Slow Food, di cui è tuttora presidente internazionale. Dalle sue idee sono nati, tra l’altro, il Salone Internazionale del Gusto di Torino, l’Università di Scienze Gastronomiche e la rete di Terra Madre.

Vari i riconoscimenti ottenuti da Carlo Petrini nel corso degli anni, tra cui:

  • nel 2000, il Communicator of The Year Trophy della IWSC (International Wine and Spirit Competition);
  • nel 2004, il titolo di Eroe Europeo del nostro tempo per la categoria “Innovator” del Time Magazine;
  • nel 2008, compare, unico italiano, tra le “50 persone che potrebbero salvare il mondo”, elenco redatto dal quotidiano inglese The Guardian.

Carlo Petrini, editorialista di Repubblica e collaboratore de L’Espresso, ha pubblicato vari testi, tra cui “Terra Madre”, che arricchisce la nostra libreria e di cui vi proponiamo alcuni estratti, in tema con la serata in Valle Camonica:

“Ogni comunità va responsabilizzata nella cura del proprio habitat (tanto rurale, quanto urbano) e ciò deve immancabilmente partire dal cibo, che più di tutto ci lega a filo diretto con la “casa”. Questo non significa chiusura o autarchia, ma consapevolezza, responsabilità e partecipazione.” […]

“la produzione locale sceglie innanzitutto di coltivare o allevare varietà vegetali e razze il più possibile autoctone, quelle cioè che nel corso del tempo hanno avuto modo di adattarsi alle condizioni geomorfologiche, climatiche e alle caratteristiche dei terreni, e continuano a evolversi in armonia con il luogo e le popolazioni che lo abitano.”[…]

La produzione locale favorisce anche il mantenimento delle tradizioni agricole e dei saperi legati a questo tipo di agricoltura.” […]

“Dobbiamo renderci conto che i limiti sono stati ampiamenti superati, che il nostro modo di calcolare non è quello della natura e che in tutti i processi che mettiamo in atto ci sono delle connessioni nascoste, delle dispersioni di energia che vanno orientate, comprese il più possibile, messe in conto. […] E’ una strada lunga, quella da percorrere con i sistemi di economia locale: il valore della lentezza rimane un monito per farci capire che non si può ottenere tutto subito e che ciò che conta di più sono le intenzioni, la disponibilità all’apertura, la memoria e la cura” […]

“Ripartiamo prendendoci cura del nostro territorio, dei nostri vicini, delle nostre genti. Ricominciamo a mangiare e non a farci mangiare, a guardare ciò che succede fuori dall’uscio e non soltanto ciò che c’è in Tv o sul giornale. Riappropriamoci dei sensi per capire cosa è buono e conoscere meglio quello che ci circonda, riappropriamoci della realtà. Facciamo come le comunità del cibo, adottando uno stile di vita che si può praticare ovunque… e la cosa più bella è che non costa fatica: tutta l’energia che ci metteremo, sarà restituita nella forma del piacere di vivere.”[1]

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[1] Carlo Petrini, Terra Madre. Come non farci mangiare dal cibo, Giunti Editore, 2009, pp. 136,137,160,161.

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