Bienno, uno de “I Borghi più Belli d’Italia”

Bienno, il paese in cui si trova il B&B L’orto di BaLù – recentemente unitosi col paese di Prestine situato poco più in alto -, fa parte del Club I Borghi più Belli d’Italia”  ed è il centro storico medioevale meglio conservato della Valle Camonica.

Di antiche origini, Bienno deve il florido sviluppo, che ha dato origine a palazzi e chiese di pregio, all’abilità manuale e all’ingegno dell’uomo che è stato in grado di sfruttare le acque dei vicini torrenti per sviluppare la ferrarezza, l’arte della lavorazione del ferro. Inizialmente, le fucine si trovavano con molta probabilità lungo il torrente Grigna che lambisce il paese, tuttavia, a causa di alcune rovinose alluvioni (come testimoniato dal detto popolare qui sotto), furono trasferite nei pressi dell’abitato, a seguito della realizzazione di un canale artificiale, denominato Vaso Re, in grado di portare l’acqua alle ruote che mettevano in azione i magli.

“Quant che ‘l Grigna al grignerà Prèsten, Bièn, Bèrs e Eden i pianzirà”: “Quando il Grigna riderà Prestine, Bienno, Berzo ed Esine piangeranno”; ovvero,  quando il torrente Grigna strariperà, i paesi da esso attraversati, Prestine, Bienno, Berzo ed Esine, subiranno danni ingenti.

Le prime testimonianze legate al Vaso Re risalgono a dopo l’anno Mille. La canalizzazione, visibile ancora oggi passeggiando tra le vie di Bienno lungo il percorso dell’ “Ecomuseo del Vaso Re e della Valle dei Magli”, ha permesso nel corso dei secoli lo sfruttamento delle cadute d’acqua generate dai vari dislivelli per azionare, oltre alle fucine, anche mulini e segherie.

Una visita a Bienno non può prescindere dal Mulino e dalla Fucina Museo. La Fucina Museo (Museo Etnografico del Ferro, delle Arti e Tradizioni Popolari), attiva sino agli anni ’80 del secolo scorso, narra la storia secolare dei màihter, i maestri forgiatori capaci di plasmare il metallo a loro piacimento, dei fréer, gli addetti alla rifinitura dei pezzi, e dei brahchì, i giovanissimi incaricati della gestione del forno.

Nelle fucine di Bienno il ferro veniva trasformato principalmente in attrezzi per l’agricoltura, in secchi e affini e in semilavorati destinati alla Repubblica di Venezia, che dominò il territorio bresciano tra il XV e la fine del XVIII secolo, per la realizzazione di armi. Non è un caso, infatti, che il soprannome in dialetto degli abitanti di Bienno sia padèle (padelle).

Due erano le tipologie di fucina: la scartadora, in cui si forgiavano oggetti piatti quali vanghe e badili, e la cavadora, specializzata in oggetti concavi come secchi e padelle.

Il maglio ad acqua ed i maglioli (i magli più piccoli usati per le lavorazioni di fino), che si possono ammirare all’interno della Fucina Museo vengono rimessi in moto durante alcune importanti manifestazioni, quali la Mostra Mercato di Bienno e la Biennale Internazionale di Forgiatura al Maglio (nel 2018 dal 25 al 27 maggio).  Occasioni uniche per vedere la fucina impegnata in tutte le varie fasi di lavorazione, con i pezzi roventi che passano dal forno al maglio e viceversa, sino al conseguimento dell’oggetto finito. Nei restanti periodi, i visitatori più fortunati possono ammirare il maglio in funzione nelle giornate che vedono impegnato Devis Dotto, fabbro-artista-custode e guida del Museo Etnografico del Ferro, nella realizzazione delle sue opere.

Sempre alimentato dal Vaso Re è l’antico Mulino ad acqua (sede del Museo della vita contadina), posto all’interno di uno stabile del 1400, poche centinaia di metri sopra alla Fucina Museo. Accompagnati dal battere cadenzato dei bastoni sul buratto, congegno con setacci che separa i vari tipi di farina, e dal rumore degli ingranaggi e delle macine al lavoro, vi immergerete in un mondo antico fatto di impalpabile farina, molita a pietra.

Farina con caratteristiche diverse, che potrete acquistare direttamente dalla mugnaia, la signora Francesca, ma soprattutto farina gialla di mais, con cui preparare un’ottima polenta, il “pane” del nord Italia.

Per finire, l’ultima testimonianza di segheria idraulica rimasta nel territorio dell’“Ecomuseo del Vaso Re e della Valle dei Magli”: la Râzèga – come viene chiamata in dialetto -, posta all’imbocco del borgo di Prestine. Le origini risalgono probabilmente al Medioevo e si tratta di una segheria di tipo “veneziano”: la ruota idraulica azionava un albero di trasmissione che muoveva una sega verticale che a sua volta era in grado di tagliare in assi il tronco, posto su un carrello.

Nella visita a Bienno non possono mancare naturalmente le viuzze, i palazzi e le chiese del centro storico, ma di questo parleremo un’altra volta.

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